Fra Mantova e Modena passano Lichtenstein e Hopper
ovvero
recensione doppia e semiseria delle canzoni di Gaps e del Bardo
AVVERTENZA – Al termine della lettura, mi si potrà rimproverare di essermi accostato alle canzoni e alla musica di Nicola e di Michele in maniera impressionista, forse persino sinestetica, facendo sì che venisse a mancare quel minimo di scientificità che una recensione seria richiederebbe. Oppure mi si potrà dire che sto cercando di sommare mele e pere e che non si fa, che le x si sommano con le x e le y con le y – ma io di matematica non ci ho mai capito niente.
Insomma, se la recensione non vi piace potete smettere di leggerla in qualsiasi momento, basta che poi non mi rompiate le scatole.
CHE PERSONAGGI! – Michele Mari è nato a Volta Mantovana 22 anni fa. Alle scuole medie viene folgorato da Bob Digan (e dalla sua Blouinindeuind), a 15 anni compra la sua prima chitarra. Colpito da embolia o da qualche altro grave male che non consente un afflusso costante di sangue al cervello, decide di iscriversi a Lettere a Bologna (ringraziamo quel male oscuro per quanto ci ha donato), dove si scopre necrocopropedofago. Scrive racconti, cronache calcistiche, poesie, canzoni e cazzeggia a Italianistica con una cricca di letterati maledetti – maledetti dai propri genitori che li devono mantenere. Ha vinto anche premi poetici e musicali, insomma è un pezzo grosso. Pare che recentemente, in un momento d’inedia paragonabile soltanto a quella del leone che si sbrana l’islandese di Leopardi, abbia venduto la propria anima al diavolo per una birra e un panino. Ogni tanto se la ride alle spalle di suo nonno, ma lo perdoniamo – e lo farà anche Dio, vero Michele?
Nicola Setti, in arte 7i, è modenese da una vita, mentre in quella precedente era uno scippatore bulgaro adottato da una vecchia bretone. Comincia a scrivere canzoni da piccolissimo, tanto che sostiene di aver inventato lui quella che fa: “Due elefanti si dondolavano sopra il filo di una ragnatela e ritenendo la cosa interessante andarono a chiamare un altro elefante”. Frequenta il liceo scientifico Tassoni di Modena e comprende cosa significhi la parola disperazione. Fumatore incallito, ex ciellino, decide di iscriversi anche lui a Lettere a Bologna. La sua carriera universitaria è travagliata dal lavoro prima, trasferimento a Bologna con successiva dispersione di tempo ed energie poi; il tutto condito da follia insensata col suo gruppo (prima “GAPESANTE?”, poi “Attivisti”) e gli amici de “La Machine Pistol”. Cerca di conquistare le donne raccontando, sotto un gazebo bianco, le gesta di un cavallo morto e quindi non ci si stupisce che sia single. A volte è così svogliato che fa cantare sua nonna, come nella canzone Il cappello.
COSA ASCOLTARE – Per quel che riguarda Michele Mari tutte le canzoni che ha reso pubbliche sono scaricabili dal suo blog (www.lattadelbardo.splinder.com), sezione Canzoni.
Di 7i è molto semplice trovare la sua demo, Astrid contro la ciminiera, scaricabile da www.archive.org; di più difficile reperibilità è la vecchia demo dei GAPESANTE?, L’orrore nell’animo, nella quale le tracce pari sono le canzoni di Gaps, antico pseudonimo di 7i.
VOCAZIONI E PROVENIENZE – Nelle canzoni di 7i protagonisti assoluti sono gli oggetti, che appaiono concreti, prendono vita ma rimangono sottilmente uniti alla trama musicale, non spiccano e quindi non si isolano, ma restano assolutamente necessari per creare la suggestione, il quadretto che la canzone sta descrivendo («Sedie di ferro, fa freddo, non parlo» da Espressionismi). I personaggi che compaiono sono legati agli oggetti, descrivono un grande circo provinciale e cittadino assieme (e giustamente non si riconosce il limite fra città e provincia, quale sia il centro e quale la periferia), un circo atemporale e ageografico che rappresenta il mondo di oggi, o almeno il nostro mondo occidentale.
Più che per gli oggetti la vocazione di Mari è narrativa: gli viene naturale raccontare qualsiasi cosa, sogni, fatti, a volte vengono narrate persino le sensazioni e le citazioni, alle quali riesce a far assumere una grande dinamicità. Questa vena narrativa fa sì che le canzoni siano come in una cassa di risonanza, la loro eco prosegua e si amplifichi in altre, incrociando i sentieri che i diversi racconti prendono.
Ascoltando una canzone di Mari si ha l’impressione di entrare in uno dei bar dipinti da Hopper, in cui la luce fa da padrona e scolpisce gli uomini e le donne che li popolano, uomini vivi, radicati nel luogo, che si voltano se entra nel locale un furastir e si interrogano per un attimo, riprendendo a vivere. Non che l’ascoltatore sia l’estraneo, è solo uno spettatore che si vede proiettata davanti una scena simile, oppure che assiste allo scorrere neutro e uniforme del tempo in un piccolo bar della piccola provincia.
Sull’ondata del paragone pittorico, 7i si avvicina di più a Lichtenstein e ricorda la sua ironia per il banale: gli oggetti comuni sono in primo piano, si diceva, ma c’è di più: si entra in una cultura pop e a volte trash che in Mari è pressoché assente, si tocca con mano una banalità quotidiana indotta dal tempo cittadino, anch’esso neutro e uniforme ma in maniera differente, tappezzato e puntinizzato, che perde la genuinità infantile e la ritrova in una piccola esplosione.
Appare ulteriormente chiaro come la differente provenienza dei due influisca sulla poetica: 7i è un animale cittadino, anche se sente la provincia come estensione della città: se si muove a suo agio è perché la vede così, come una continuazione, non una frizione; Mari viene dalla collina mantovana e in città si sente in prestito, ha un luogo in cui ritornare che gli è proprio, in cui ha la libertà di muoversi camminando, non trascinandosi i piedi, in cui il suo passo sarà lungo e deciso e mai stentato o vacillante. 7i è cosmopolita? Probabilmente sì, ma Mari ha una Casa e lui?
MUSICALUTà E INFLUENZE – L’orientamento di Mari è verso i grandi cantautori (poeti e parolieri, nell’eccezione più gradevole del secondo termine) italiani e stranieri: Brel, Brassens, De Andrè, Guccini, Bob Dylan, Cohen e tanti altri ancora; alcune citazioni letterarie si inseriscono nella sua opera (non solo musicale, ma anche poetica) come piccole spie, lucciole leggere che non appesantiscono il testo e non si fanno troppo notare. Le sonorità oscillano fondamentalmente fra folk e blues, fra allegre ballate (come Dentro un bicchiere) e momenti di finta disperazione blues (vedi Brota sensasiù blus). A volte siamo di fronte a una musicalità povera, dovuta al fatto che Mari suona da solo e più che chitarra e armonica non si può fare; questa tendenza, se da un lato aiuta a concentrarsi maggiormente sul testo, dall’altro porta a chiedersi se sia capace di arrangiamenti più complessi.
Gli arrangiamenti di 7i sono tendenzialmente più complessi: prendiamo come esempio Solvente, forse la sua canzone meglio mixata, nella quale riesce a unire un gran numero di stili, dovuti ai suoi multiformi ascolti. Infatti, se da un lato notiamo nelle influenze di Mari una certa coerenza, al contrario 7i è una spugna, pronto anche a sporcarsi le mani in generi ritenuti meno nobili (vedi il rap di Attivisti in da auz). Le influenze di 7i si estendono dall’indie rock di stampo inglese, alle sonorità americane a cavallo fra gli anni ‘80 e gli inizi anni ‘90 (come i Rem e i Pavement) e da un panorama italiano che non punta a grandi nomi (eccetto Battiato), quanto piuttosto a piccole realtà autonome e sperimentali, sia attuali che meno recenti. In questo modo lo stile (che rifiuta estremi hard e soft) di 7i è più camaleontico e, al contempo, anche più sfuggente.
CONSIGLI– È forte in me la tentazione di consigliare ad entrambi di muoversi in direzione dell’altro, se non fosse che, in questo modo, ne uscirebbero due artisti mediocri come tanti altri in circolazione; visto che ci sono buone potenzialità da entrambi i lati, mi rimangio queste parole, anche se non completamente.
È innegabile che a Mari manchi una leggerezza che 7i indubbiamente ha, tuttavia la leggerezza che Michele deve raggiungere è quella che Calvino definisce come leggerezza della pensosità: “[...] esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca.”
Siamo di fronte a un tipo di leggerezza che non snaturerebbe il suo stile ma che, al contrario, potrebbe dargli nuovi stimoli e maggiore radicalità.
Sempre riguardo allo stile, credo di avere un consiglio importante anche per Nicola: le sue influenze sono ad ampio raggio e scostanti, ma credo sia giunta l’ora, dopo sperimentazioni che sono per lo più imitative, di creare una sua propria sonorità. Ormai 7i ha dimostrato di riuscire a cavarsela nei più svariati “ambienti” musicali, tuttavia non ci ha ancora mostrato il suo, non ha ancora uno stile forte e personale, che lo renda riconoscibile. In più, vocalmente le sue performances sono molto distanti: in alcuni brani la sua voce è ottima, in altri crolla improvvisamente o si strappa in momenti urlati. Mari di per sé non ha una voce celestiale, tuttavia riesce a mantenere un livello al di sotto del quale non scende, mentre le oscillazioni di 7i sono molto più tumultuose – e fastidiose, visto che i salti fra l’una e l’altra non sono di un gradino minimo.
CONCLUSIONE– Quando ho cominciato questa recensione la cosa mi sembrava molto semplice: pagina divisa in due, brainstorming per entrambi, riflessione, aggiunte, dare ordine al discorso e voi-là, era fatto: bastava scrivere il testo seguendo i punti. Invece l’ascolto continuo ha ricreato dubbi, mi ha fatto fare passi indietro, cassare periodi interi e riscriverli da capo. La musica come Mistero, per farla breve. Più semplicemente, questa recensione è filtrata attraverso ciò che sono ora e nelle prossime due ore potrebbe benissimo essere da buttare o da rifinire. La licenzierò così com’è, finita e tuttavia ancora aperta, per fedeltà al mio credo nell’imperfezione e nell’errore.
ringrazio
ringrazio sentitamente
e approvo, tutto. In effetti, non so se sono in grado di fare arrangiamenti migliori, quindi li farò fare ad altri.
Sulla leggerezza, sono più dubbioso. Cioè, spaesato. Conosco quel passo delle lezioni e l’ho adottato come mio modello, cioè sono più leggero che posso. Ma 80 chili si portano così, con un po’ di sudore.
però grazie
il saluto te lo tieni ampiamente
ciao
Da come me l’avevi preannunciata sembrava una roba terribile invece condivido. A parte quella storia della leggerezza, o meglio: quella la condivido in parte. Spesso Michele risulta pesante, ma la leggerezza rischia di rendere mediocri; personalmente, alla leggerezza preferisco la sua originale pesantezza!
Cmq bella recensione!, credo che non ti picchierò e continuerò a salutarti senza rancori o astio.
Ciao!
però, giulia, per quanto riguarda la leggerezza io ho cercato di spiegare che ci vuole una leggerezza che non risulti mediocre. è per quello che ho citato calvino, perchè spiega la differenza di leggerezza che intendo io. credo che, come ho scritto, la leggerezza possa non farlo diventare mediocre, ma dargli maggiore radicalità, rafforzare il suo stile.
rispondendo anche a quello che dice Michele sulla leggerezza (a quanto pare è l’argomento più controverso), non credo che sia una cosa si impari dalla mattina alla sera. sto cercando di dare più movimento alle mie poesie e forse ci sto lentamente riuscendo, ma sento che se prima erano immobili, ora si muovono con passi da robot, dalle giunture male oliate.
però il fatto che ci sia già in te questa ricerca, forse significa che non ho sbagliato troppo la mira.
Signor eljerroz, io posso aggiungere che a Michele piace la buona cucina e il buon vino. La sua simpatia è travolgente e se non fosse come è non sarebbe Michele. Guai al mondo se cambiasse.
Io tengo in ostaggio il suo spazzolino da denti che ha dimenticato qui da me quando è venuto a ritirare il suo premio. Se lo vuole rivedere vivo deve venire qui da me a mangiare torte e cantare. Cosa dice lo farà o lascerà morire il suo spazzolino?
Un caro saluto e complimenti per il suo lavoro.
Giuliana
quello spazzolino non morirà…
verrei anche io a mangiare torte e cantare per riprenderlo, ma (c’è sempre un ma…) non so cantare!
grazie per i complimenti, ma non chiamarmi signor che poi mi vergogno.
Ok niente signor, signor eljerroz però qualcosa mi dice che lei ha fatto un giro sul mio blog, sa come è… c’è sempre un ma!!!
Può sempre recitare delle poesie e poi che rimanga tra me e lei: Michele sa scrivere e musicare canzoni ma quanto sapere cantare…
Grazie per la sua considerazione e alla prossima
Giuliana
beh, ci ho fatto un salto quando ho visto che michele aveva vinto del cibo…
posso anche recitare qualche poesia…
per il canto michele ci sta lavorando! io sono fiducioso!
Certo che su Michele bisogna essere fiduciosi e ha fatto dei passi da gigante… soprattutto dopo che ha mangiato le mie torte.
saluti signor eljerroz
qui si discute alle mie spalle…
se ci fosse fras-nedi alle tue spalle… mica si discuterebbe!
considerati fortunato…
No Michelino, non discutiamo e tanto meno “ciatelliamo”.
E’ vero considerati fortunato!
ciao Enrico!!!!
prima di tutto: grazie di cuore.
grazie delle belle parole.
me ne avevi accennato poi ho visto la recensione navigando in giro. grazie del tempo che hai dedicato alle mie robette (in effetti gapesante è un demo più che seminale, penso che in totale l’abbiano sentito circa una decina di persone, te compreso).
prendo e porto a casa (ammesso che un giorno la trovi… la Casa… ah, mi è venuto in mente un libro letto e riletto da piccolo: la casa asac, stupendo, un pezzo nuovo è ispirato a questo tema tralaltro, la Casa, appunto) le tue riflessioni, utili, precise e sentite.
apprezzatissimo il paragone pittorico. L’unico appunto lo potrei fare sui cenni biografici (in effetti sono ex- tante cose, come tutti penso, anche ex-single da qualche tempo…) però la prendo come la prima biografia non autorizzata che mi sia capitata (probabilmente anche l’ultima) e la cosa non può che lusingarmi.
ho scoperto le canzoni di Michele, che ho trovato molto interessanti. in effetti è una strada un po’ diversa da quella che sto percorrendo io e forse per questo mi interessa ancora di più.
ho fatto un po’ di date ultimamente (poche, 5, a dire il vero, ma per me tante) con 7i e mi sono divertito assai, ora sto facendo il demo nuovo, per sopravvivere all’afa modenese, sarà ancora diverso, credo… un delirio… sta prendendo una piega strana… vediamo…
gli attivisti poi sono una cosa a parte.
dai, vediamoci, sentiamoci, scriviamoci presto
GRAZIE ancora!
ciao
nicola
non so perchè è comparso uno smile
in realtà era una parentesi e basta
ah! internet e i suoi mille misteri
ma una volta non era micca così…
una volta c’era il montaggio analoggico
e i treni arrivavano in orario…
vabbè, scusami,
‘ariciao
nicola
sì, ok che un tempo i gtreni arrivavano in orario, ma se arrivavano tardi mica ti potevi lamentare che -tatatrac- ti arrivavano delle manganellate!
comunque sono contento che per ora nessuno dei due mi abbia tolto il saluto!
e soprattutto del numero di commenti, che stabilisce un grande record per questo blog!
e infine evviva 7i che forse trova una casa!
manganellate come quelle che sono arrivate ai ragazzi del Libera di Marzaglia, che tristezza ’sta storia…
ero sarcastico sui treni, chiaramente,
(il filone “luoghi comuni” è ancora lungi dall’esaurirsi)
sul montaggio analoggico però no!
domani vado a marina di ravenna a vedere
iron and wine e Robyn Hitchcock, per tirarmi su
oh sì…
ciao eljerroz
ma le manganellate cadono sempre e comunque, non volevo fare alcun riferimento.
eh, poverino… vai al mare e ti guardi anche gli iron & wine!
mentre io sono qua che me li ascolto per sul computer.
senti, ma la nuova demo la manderai anche a sentireascoltare, come la precedente?
ma io il demo lo avevo passato a mr brace (davvero bravo tralaltro), conosciuto per vie traverse, per chiedere solo un parere, così… poi lui, che scrive su sentireascoltare, lo ha ascoltato (e sentito) e mi ha fatto questa sorpresa della recensione…
il demo nuovo, bho… non so… non so neanche che ci salta fuori… magari me lo faccio così per sfizio, come laltro poi, del resto… (sto facendo un’overdose di puntini)
iron and wine dal vivo è spettacolare, da lacrime, erano in otto, sulla spiaggia, il 12 agosto per cui davanti a una miriade di stelle cadenti (o una tendina di selle?). l’hana-bi è un posto meraviglioso, davvero. passati lì due giorni di campeggio, mare e gran concerti
stavo strippando nell’emilia paranoica, ci voleva.
per le manganellate, scusa, ho solo preso al balzo la cosa per fare riferimento al Libera, che era un posto che a me piaceva molto, probilmente unico nel suo genere, a modena almeno, storico. per un motivo o laltro non siamo mai riusciti a suonarci, però poco prima dell’abbattimento ci ho visto la reunion dei Lomas, grandi, storici anche loro. mi è dispiaciuto molto tutto quello che è successo.
è uscita una compilation con i tre allegri che rifanno around the world dei daft punk, a me la versione piace assai
comunque sto seriamenete pensando di fare la tesi sul montaggio analoggico nel dottor caligarisssssssssssss
mr brace…chi?
demo nuovo o no, non è che hai fatto una copertina per il demo vecchio? così mi masterizzo il cd e mi stampo la copertina (come i numero6).
iron&wine è una delle poche band folk (se si può parlare di generi musicali) che riesco ad apprezzare e mi sto immaginando certe canzoni (tipo ‘naked as we came’) sotto le stelle… mi vengono i brividabadibidi (cit.)
guarda che l’emilia paranoica è la tua fortuna…e poi, insomma, mi sono beccato quasi tutta estate sta emilia paranoica, lasciala in pace, poveretta!
ma scusa de che? si scherzava di manganelli, di doppi sensi, doppie punte, punti e virgola!
fermo, che compilescion?
i tre allegri che risuonano il french touch? sei sicuro?
dai, una bella tesi sul montagggggio analogggggico dell’espressionismo tedesco non è mica male. ma, come dice anche il capo di fantocci, è il dottor caligari, senza s!
’scolta, noi a ottobre dovremmo riprendere col progetto della radio. michele è prenotato da tempo (già da l’anno scorso e poi non abbiamo mai ricominciato e ci sentiamo un po’ cacche), se te hai tempo ti mettiamo in lista e una serata facciamo 3 canzoni + intervista.
pensaci.
ma certo, volentierissimo per la radio, se a voi vi va, a noi ci va.
la compilation si chiama post remixes ed è stata realizzata da la valigetta records, ci sono anche i numero6 che rifanno too much of heaven (quella degli eifell 65, lo scrivo così perchè non so come si scrive) stile bossanova e gli ex-otago che rifanno the rhythm (come sopra) of the night di corona, è proprio un bel dischetto… divertente di sicuro.
ho scoperto che sante, che suona il basso e mandolino meco, sta provando un progetto nuovo con alla batteria il batterista dei grumo, 2 bassi e 1 batteria, in italiano, secondo me faranno una bella cosa. si chiamano judy lee. però penso siano ancora alle prime prove.
sul folk americano contemporaneo mi sto un po’ intrippando, il giorno dopo gli iron&wine, ha suonato scott matthew, anche lui da brividi (upside down stupenda) che ha concluso con una cover, al terzo bis, di harvest moon di neil young, grande! ora sul lettore girano i calexico, ho appena letto che nella versione italiana del nuovo disco c’è una canzone con capossela, polpo d’amor, la cosa mi incuriosisce alquanto.
ho suonato la settimana scorsa con la formazione nuova e abbiamo provato i pezzi nuovi dal vivo, la serata non so esattamente come sia andata, forse abbiamo esagerato un po’ con le tigelle e il lambrusco, ma va bene così. non resta che registrare.
mr brace (davide brace) è uno dei fondatori della tafuzzy record, un’etichetta indipendente della romagna, piccola ma ormai affermata (articoli su Rumore e svariate recensioni delle produzioni) mi piacciono molto le cose che fanno. la loro produzione più bella secondo me è Mr Brace (appunto, stavolta come gruppo però) col disco “salvate il mio maglione dalle tarme”, già un piccolo classico per la scena italiana. dalla tafuzzy è uscito pure swim, il cui video (io e rodo al bar) sta girando parecchio ultimamente, il pezzo già è bello, il video di più.
a vag a let
ciao!
ah, la copertina c’è, esiste, davanti e de retro. mi ha aiutato a farla un amico fotografo (fotofoglia). se ci vediamo te ne do una copia stampata, è già pronta, se no mi mandi una mail e te la allego nella risposta. come vuoi.
ariciao