In una puntata di Radioformat D&J (che saremmo Doz e il sottoscritto) parlavano di essere contro le etichette riferite alla musica. Non puoi dire che un gruppo fa garage-rock o indie-jazz. Puoi dire che si sentono le influenze di questo gruppo o di questo autore più di un altro – non sono mai rimandi a generi, a parole vuote, ma piuttosto ad autori, a modelli con cui confrontarsi.
In una puntata di Radioformat (un’altra rispetto alla precedente) D&J intervistano i Senza Codice, i quali spiegano la scelta di quel nome come una volontà di uscire dalle solite etichette: se gli chiedete che musica suonano vi diranno “progressive rock”, ma è molto molto riduttiva come definizione.
Indie-Rock.it è un sito che mi piace: recensioni, notizie, forum, newsletter – e tutto sulla musica “alternativa” (anche se ormai – cito a braccio il Postino Indie – tutta la musica di oggi è indie, tranne i metallari).
Però nelle recensioni bisogna dare un’idea di che tipo di musica faccia una band ma, nonostante il paragrafo INGREDIENTI (che dà un’idea delle influenze da altre bands), si soffermano sempre sul GENERE, cercando di chiudere in categorie la musica contenuta in un album.
Chi ha ascoltato Rare Species dei Waltari può rendersi conti di quanto un album possa essere poliedrico e difforme e difficile da definire – e non bisogna certo arrivare ad ascoltare i Waltari per capirlo.
Qui di seguito inserisco alcune definizione di genere (trovate nel sito Indie-Rock.it) che mi hanno fatto sorridere:
- folk minimal-acustico (riferito ai Tiny Vipers) – (che ca§§o è il folk minimal-acustico?)
- indie ‘melodramatic’ pop (riferito ai Stars)
- pop-rock esuberante (riferito ai Majalube)
- indie-rock baritonale (riferito ai National)
- brit-punk/pop declamato (riferito agli Art Brut) – (però non lo dici che sono degli animali da live, eh? come se non fosse importante…)
- eclectic folk-pop (riferito a Leslie Feist)
- trip-hop, post-rock, soul, country, gospel. E Mark Lanegan. (riferito ai Soulslavers) - (altro?)
- choral happy pop (riferito agli I’M From Barcelona)
- dance-punk, hardcore pop (riferito agli Help she Can’t Swim)
- rock come si faceva un tempo (riferito a Patti Smith) – (ah, mi ricordo ai miei tempi, quando saltavo i fossi per la lunga…)
- folk con strizzatine d’occhio all’indie, o anche, musica ‘cantautoriale’: tipico aggettivo che in Italia viene affibbiato a qualsiasi cosa suoni seriosa e anche un tantino pesante (riferito a Rosie Thomas) – (questo mi ha fatto sorridere per la vena polemica, bravi!)
- si potrebbe dire ‘indie-pop obliquo’, o anche ‘post-pop’. (riferito ai News for Lulu) – (obliquo? e dopo il post-rock e il post-punk di sopra, ora anche il post-pop. ci manca solo il post-it)
Ora, io non sto dicendo che siano sbagliate le definizioni, in molti casi sono l’unico modo per inquadrarli…ma… è necessario? Potendo già parlare delle influenze, è necessario rinchiudere e nascondere dietro a parole vuote?
Forse il mio è uno sfogo banale, ma ho passato una giornata intera a chiedermi che ca§§o fosse il folk minimal-acustico!
Poi l’ho ascoltato e l’ho capito, però…
Indie-Rock.it, vi voglio bene, non arrabbiatevi…