Quest’estate ho aggiunto qualcosa: nel quaderno fighetto della moleskine, alla data 15/07/2007, c’è scritto:
[…]dando le spalle a ciò che è degno di attenzione, a ciò che desta meraviglia, solo così siamo di fronte all’attenzione e alla meraviglia: vedendone la nascita o la piccolezza di ciò che circonda le immensità, diamo le spalle a ciò che “bisogna vedere” per ciò che nessuno guarda e che, per questo, desta più meraviglia e merita più attenzione. dando le spalle si è partecipi alla verosimiglianza e si continua a toccare l’asfalto ruvido senza lasciarsi trasportare lontano da un marmo troppo finemente lavorato.
Ieri ho dato le spalle al grande V-Day di Bologna per il piccolo (?) V-Day di Volta Mantovana. Stamattina tornavo a casa facendo una via diversa dell’andata, ma senza preoccuparmi, anzi, cantando e amica mia mi manchi davvero di cuore e che freddo che freddo che fa. In quel momento ho capito che sono stato coerente, che ho dato le spalle come mi proponevo da tempo. In quel momento mi sono reso consapevole dell’aver dato le spalle a qualcosa di anonimo per qualcosa di intimo. Non esagero: il V-Day di Bologna è stato uguale per migliaia persone, quello di Volta Mantovana è stato unico per molti. Sono ancora in estasi per la stupenda giornata passata.
Cercherò di riassumerla andando con ordine, ma non garantisco niente…
Partenza alle 14,00 da casa, con la Giulia che mi ha preparato un kit-kat e una bottiglietta d’acqua per il pomeriggio. Seguo tutte le indicazioni datemi da Michele alla lettera, solo un dubbio fra Marengo e Goito e arrivo alle 15,35 a Volta – solo lì riesco a sbagliare strada e mi scordo di svoltare. Comunque arrivo di fronte al comune, nello spazio preso dai Grilli Voltesi, e già la cosa mi piace. Mi piace e basta, senza perché o percome.
Michele sta montando il palco, mi presenta Omar, io vado a firmare la proposta di legge popolare (“Comune di residenza?”mi chiedono – “Lontano” rispondo), poi lui mi porta a vedere la mostra che hanno allestito su, vicino alla biblioteca: scegliendo degli articoli dal blog di Grillo, li hanno rielaborati e presentati in cartelloni riassuntivi. Poi mi accompagna a vedere il municipio di Volta, che era un palazzo dei Gonzaga e che è diventato sede del municipio dal 1996, mentre prima era in disuso. Un giro dentro, un giro per i giardini – io vorrei fotografare come un matto, ma mi trattengo pensando “Ci torno dopo in un momento morto, così ho tempo di fermarmi a fare foto strambe e posso rimanere mezzora a fissare una pietra pensandoci su”. Di seguito un mini-tour attorno a Volta, per poi tornare al luogo della manifestazione. Lì giro, guardo la diretta del Grillo da Bologna, Michele va e viene mi dice di scusarlo, gli rispondo di non preoccuparsi, tanto non mi annoio. Guardo, ascolto, ho fame di vedere, di conoscere. Vado a fare un giro nelle viuzze, nei giardini di prima, faccio foto strane, di scorci belli. Mi piace molto Volta. Mi piace e basta, senza perché o percome.
Vado a vedere anche una mostra di un amico di Michele, Alcide, che fa quadri col pongo. Chiedo informazioni sul modo in cui li rende lucidi, perché alcuni quadri mi ricordano quelli di Stoppa quando era ancora un artista a tutto tondo e scriveva, suonava, dipingeva. Alla fine mi regala un quadretto perché sa che vengo da lontano. Ringrazio tanto e torno al luogo del V-Day. Cioè attraverso la strada.
Cominciano gli spettacoli: c’è Otello Perazzoli che canta in dialetto dei canti popolari: è fantastico, intrattiene il pubblico, porta allegria sia con le canzoni che col suo modo di fare, specialmente col refrain del “siamo in mondovisione”. Racconta storie, suona il suo organetto diatonico, canta, racconta e alla fine lascia lo spazio a due recite. Che non mi sono piaciute molto…
Dopo arriva IL momento. Sono venuto lì per IL momento. Michele comincia a suonare. Il pubblico un po’ se n’è andato, lui esordisce con “Canterò le mie canzoni – Se vi dispiace, beh, sappiate che dispiace anche a me” o roba del genere. È carichissimo, è un animale da live, come gli Hives e gli Art Brut; molto meglio live che tramite i filmati di youtube. Io speravo che cantasse L’asso nella manica (che ultimamente sta soppiantando addirittura il Nonno Steno blues nella mia top ten personale), ma alla fine non importa, le canzoni mi piacciono tutte. Nel finale la sfida alla SIAE, ma è meglio non raccontare cos’è successo…
Dopo essere sceso dal palco ed essersi preso i complimenti di Otello, torna su per accompagnare (suonando Jokerman di Bob Dylan, ma la SIAE non deve saperlo…) con la chitarra la lettura di Lorenzo Mari. I Mari si muovono a ondate. Lorenzo non è lì perché sono parenti (nooooooooooo), ma perché è un poeta e legge alcune sue poesie – fra cui quella del mignolo opponibile.
Si dà appuntamento a dopo, alle 21,30 per il gran finale. Comincia il cazzeggio selvaggio e alla fine si crea un tavolino di pallisti in cui si mangia la pizza: ci sono Homer, Martinpinguino, Mincio Attila Eugenio e Geremia Xenos. Un tavolo di stronzi, insomma. Michele e Omar si danno a un talking e io non riesco a registrarlo col lettore mp3; peccato perché mentre Omar suona la chitarra, Michele racconta delle firme del V-Day e di Armani e delle firme dell’alta moda. Spettacolare.
Per tutto il resto della cena (e del cazzeggio) il gruppo menopausa canta canzoni vecchissime, fra cui la devastante (per le gonadi) Carissimo Pinocchio.
Arriva il momento del reading, incentrato sulle città e ispirato dall’opera di Calvino Le Città Invisibili. Come sapete, io adoro quel libro. È un libro che consiglio a molti, ma che regalerei a pochi. C’è un violoncellista che suona e la musica si infila precisa precisa – come la scarpa di Cerentola – fra le letture. Si legge non solo Calvino, ma anche De Luca, Blake, Dante. Nel finale i due pezzi che adoro: quello del ponte e delle pietre e il dialogo finale fra Marco Polo e Kublai Kahn. Segue spettacolo col fuoco (coi bonghisti) e l’Ave Maria di Schubert del violoncellista per commemorare Pavarotti.
La serata si chiude, a Volta sono state raccolte sulle 900 firme. Ben oltre se aspettative del cantautore Mari che ne prevedeva al massimo 150.
Poi si sbaracca e all’una si va all’Officina, un pub-bar vicinissimo a casa di Michele – non dovrebbe aver problemi quando si ubriaca… Mi faccio consigliare una birra rossa e prendo una De Konig (buona, buona…). Si chiacchiera fino alle 2, poi si va a dormire.
Ho passato una giornata stupenda. Ero partito esaltatissimo e, di solito, quando fai così alla fine rimani deluso – invece non è successo. Sono rimasto piacevolmente stupito dal paese, dai giovani Grilli Voltesi, dall’ambiente che si respirava in quella giornata.
Ho avuto solo un momento di tristezza: mentre si sbaraccava tutto ho capito che per me non c’è più speranza. Sarebbe bello un gruppo così, sarebbe bello costruire queste cose, avere della carica e un ambiente così in cui stare. Ma ho la sensazione che ormai l’occasione per crearlo l’abbiamo persa e dobbiamo cercare di cavarcela con quello che ci rimane. È un discorso che dovrei fare con Manu e non sbandierarlo nel blog, Manu capirebbe.
Non importa: ho passato una stupenda giornata, stamattina ho visto addirittura la famigerata LATTA DEL BARDO (copyright by Omar) in cui Michele tiene tutte le sue composizioni (e dire che me la immaginavo diversa, cilindrica e alta, invece…)
Sono felice. Sì, proprio felice, non gioioso o contento. Quella che ho dentro è felicità.
Grazie.