Niente storicizzare, niente contestualizzare, niente aneddoti sull’autore o filologie che vengono tirate in ballo! Questa è la storia di un libro della mia biblioteca…e della sua lettura.
A Bologna, vicino alla stazione dei treni, c’è la libreria Pickwick. Mi piaceva perché era piena di libri della Newton & Compton – che costano poco.
Nella libreria Pickwick c’è un libro di Edgar Allan Poe, Tutti i racconti del mistero, dell’incubo del terrore.
Alla cassa della libreria Pickwick ci sono io con un grosso zaino sulle spalle, il libro di Poe in una mano e 5€ nell’altra.
In prima superiore la prof di italiano ci fece leggere Edgar Allan Poe per le vacanze e a me non piacque: questo gusto per il grottesco, l’orrenda morte messa in scena in Hop Frog, i denti cavati a Berenice, il gatto nero murato vivo…che schifo!
A 15 anni c’erano solo due racconti che mi piacevano: La mascherata della Morte Rossa e La verità sulla vicenda del signor Valdemar – e dire che il secondo era già alquanto macabro. Nel corso dei miei anni di liceo sono tornato spesso su La mascherata della Morte Rossa: c’era qualcosa che mi portava a leggerla e a rileggerla.
Poe cominciò a piacermi in quarta superiore, quando rilessi tutto il libricino che ci aveva dato la prof: come avevo fatto a non innamorarmi i William Wilson? Hop Frog è un racconto geniale! Ho capito Il pozzo e il pendolo! Quello che in prima liceo non ero stato capace di vedere, in quarta diventava un genio che io, stupido, non avevo compreso.
Comunque sono in quinta superiore quando compro il librone di Edgar Allan Poe alla libreria Pickwick.
A Modena, in centro, c’è il Liceo Scientifico Tassoni, un complesso degli anni ’30 che dà l’impressione di essere un casermone fascista (e lo è stato).
Nel Liceo Scientifico Tassoni, al piano terra, in fondo al corridoio, c’è la 5B.
Alla mattina alle 7e40 ci sono io che entro al Tassoni, vado in fondo al corridoio, entro nella mia classe, tiro su le tapparelle e mi sistemo nel mio banco – ultimo fila, ultimo posto a sinistra (visto dal professore).
A Modena, al Tassoni, in 5B, alla mattina presto c’è un ragazzo che si mette a leggere Edgar Allan Poe nel silenzio di una classe deserta.
Alzo lo sguardo: è entrato Bazza.
<<Ciao Vigna, che fai? Leggi?>>
<<Sì. Hai la versione di Latino?>>
E lui butta il quaderno sul banco.
Perché un buon motivo per interrompere la lettura di Poe è il dover copiare la versione di Latino che non hai fatto – perché troppo impegnato a leggere.
A volte un buon motivo è prendere il caffè col Bino, che ha scelto la sua nuova dieta: due biscotti secchi la mattina, digiuno fino alle 14; sono concessi 2 caffè nel corso della mattinata scolastica.
Il Bino mi odiava un po’, in quel periodo.
Il Bino era il mio compagno di banco e non sopportava il fatto che io leggessi i miei libri invece di stare attento alle lezioni (i vantaggi dell’ultimo banco). Forse quello che sopportava ancora meno era che sapessi rispondere alla prof quando mi chiedeva qualcosa sulla lezione che non avevo seguito. Ecco, quello il Bino non l’ha mai sopportato.
Edgar Allan Poe diventa l’appuntamento fisso della mattina, visto che arrivo sempre presto e sono da solo in classe almeno venti minuti.
Quel librone di Poe l’ho letto ovunque: a scuola, a casa, in macchina, in treno, in autobus, a Modena, a Castelfranco, a Bologna, in campagna dalla nonna, a Berlino in gita scolastica. E l’ho letto d’inverno sotto la coperta, in primavera al parco, d’estate per preparare la tesina sulla paura, alla mattina presto, a notte fonda, appena dopo pranzo.
Sono quelle 400 pagine che tuttora apro a caso, mettendomi a leggere.
E questo libro mi ha fatto capire una cosa prima che la leggessi da Pennac: ogni libro ha il suo tempo. Non è scontato dirlo, se ci arrivi da solo e scopri che l’ha detto qualcuno che ne sa molto più di te.
L’Enrico quindicenne che legge Poe per costrizione è diverso da quello diciottenne che legge Poe per piacere – ma lo stimolo che porta a leggere lo stesso autore in maniera diversa è dovuto a un delinearsi di gusti e di opinioni. Ciò che avevo letto è decantato e, quando ho cercato qualcosa, l’ho ritrovato in quel residuo sul fondo della bottiglia. …e dicono che il fondo è la parte peggiore…
Poe è un genio.