Niente storicizzare, niente contestualizzare, niente aneddoti sull’autore o filologie che vengono tirate in ballo! Questa è la storia di un libro della mia biblioteca…e della sua lettura.
Quest’anno, per il mio compleanno, i miei genitori mi hanno regalato la libreria dell’Ikea. Perché ho tanti libri che non so più dove metterli e, anche se ha portato dei miglioramenti, anche adesso ho tanti libri che non so più dove metterli.
Lo scorso compleanno mia mamma mi regala La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani. Io non sapevo cosa aspettarmi, ma di sicuro dalla confezione era un libro, di sicuro non di Benni perché di Benni ce li ho tutti, quindi speriamo che sia di un bel autore. Scarto il pacchetto e vedo sto Terzani che non mi ha mai ispirato e rimango deluso.
Dissimulo. Dissimulo perché la mamma ha un sorriso a 32 denti e comincia a raccontare che gliel’ha consigliato la Danila che lavora con lei, che la Danila ha detto che è un autore che lei ama tanto, eccetera eccetera. Dissimulo, sorrido e lo appoggio sulla scrivania.
Mi ricordo che sono passati 3-4 giorni che non l’ho letto perché stavo leggendo qualcos’altro. Me lo ricordo perché la mamma non è mica scema e se vede che io non sto leggendo il libro che mi ha regalato per il mio compleanno un problema c’è. Allora mi tocca leggere Terzani.
C’è questo Tiziano che racconta a suo figlio Folco (per fortuna che mi chiamo Enrico, anche se dovevo chiamarmi Geremia, perché se la mamma & il Beppe mi provavano a chiamare Folco…) la sua vita. Comincio una mattina che non riesco a dormire, saranno le 5, comincio a leggerlo, poi me lo porto in treno e me lo leggo prima che cominci la lezione di letteratura francese. Ho tirato via la protezione della copertina perché mi vergogno a leggere Terzani e se si vede un libro cartonato marrone sembro uno che sta leggendo qualcosa di serio.
Ah, sì, speraci: vieni beccato subito! Arriva la Chiara a lezione e mi chiede cosa leggo.
“Ah… beh… è Terzani…l’ultimo…me l’hanno regalato” dico mescolando la honte e l’indifferenza. Poi lei dice qualcosa del tipo che lo sta leggendo anche lei o l’ha già letto – sospiro di sollievo: non sono la pecora nera di lettere!
Leggo Terzani la mattina prima di lezione, lo leggo nel pomeriggio a casa, lo leggo la sera prima di dormire. Non riesco a leggere troppe pagine di fila: all’inizio di ogni capitolo c’è una foto e io mi fermo e penso, torno al capitolo prima, guardo la foto e mi ricordo cosa c’era in quelle pagine e dalla foto immagino cosa ci sarà nelle successive. Mi fermo spesso perché ci sono tante cose a cui pensare, come quando a 15 anni leggevo Fahrenheit 451 di Bradbury.
Scopro che l’Asia è antica. L’Europa è vecchia, ma l’Asia è antica. L’Europa è ridicola perché è una vecchietta che si regge a malapena sulle gambe, l’Asia è immortale, è antica come il grande Cthulhu. Però poi non mi piace il modo di fare di Terzani e comincio a non essere d’accordo con lui, anche se a volte è poetico e racconta storie di un mondo antico come se fossero favole e storie di guerra come se io raccontassi di quando giocavo per strada da bambino.
Poi finisco di leggere Terzani e per un po’ me lo scordo. Poi faccio l’esame di letteratura francese e nel tornare dall’esame sono sotto le due torri con la Chiara (che ha dato l’esame anche lei) e parliamo di Terzani – niente cose strane tipo lo stile, il pensiero, etc etc, solo se ci piace o no.
Sono a lettere da due anni e penso che sia la terza o quarta “chiacchierata letteraria”. E dire che ci speravo in queste cose e che forse sono io che sono sbagliato, che ho sempre paura di espormi; o forse siamo gelosi e i libri belli li nascondiamo come tesoi; o più semplicemente va sempre a finire che si hanno percorsi di lettura diversi che raramente si incontrano (A.A.A. cercasi lettore di Durrenmatt disperatamente!).Comunque stiamo parlando di Terzani ed eccolo che ritorna fuori e lo fa diversamente: si è depositato e non è un libro unico, è una parte dei libri che ho letto e delle esperienze che sono nate da quelli. È parte di un pensiero organico che non ho mai avuto, neanche ora. Eppure ne fa parte.
Ne parliamo cinque minuti, massimo sei – poca roba.
Però è uno dei miei bei ricordi da letterato bolognese.
Assieme al progetto di un racconto giallo che nasce da una fonte settecentesca trovata da Claudio in un archivio. Assieme alle chiacchiere con Michele dopo le lezioni di Frasnedi, mentre vado verso la stazione e lui verso casa. Assieme a Teo che in biblioteca mi legge ad alta voce una sua poesia che ha messo sul sito – ed è tutta un’altra musica.. Assieme all’Ellis che scrive su una lavagna in via Centrotrecento e mi insegna le mie prime parole in arabo. Assieme a Manu che viene a fare lingua francese perché ce l’hai trascinato tu e ti dice: “Ho letto Fahrenheit 451 stanotte: ho capito perché ti ha cambiato la vita”.