Oggi ho inventato una mia città invisibile, sempre seguendo il modello di Calvino. So che non scrivo bene come lui, ma questa città significa qualcosa per me.
La città di Eufilia nacque attorno a un pilastro poggiato al centro della città. Tutto l’agglomerato urbano si costruì attorno a questo pilastro in maniera razionale: le strade erano larghe due pilastri, i grattacieli 400 pilastri, le camere delle case erano metà pilastro per un pilastro e mezzo, le distanze venivano misurate in kilopilastri. Tutta la vita della città era legata al pilastro, inteso come unità di misura fondamentale sia come certezza da parte di tutti gli abitanti della città. Questa certezza rendeva forte l’economia della città e sicura la propria gente.
Ma un giorno accadde qualcosa di inaspettato: il pilastro scomparve. Nessuno seppe come ciò fosse potuto accadere, ma di colpo la città cadde nel panico. Come proseguire?
L’amministrazione cittadina, dopo un lungo periodo di shock, decise di continuare a costruire la città attraverso multipli e sottomultipli del pilastro, ma al contempo fare in modo che le misure e le distanze avessero un doppio cartello: uno in pilastri e uno in metri. In questo modo la città avrebbe avuto un contatto con la tradizione ma avrebbe potuto muoversi verso il futuro. Se il pilastro fosse ricomparso la città sarebbe stata pronta a riaccoglierlo e tutto sarebbe continuato come precedentemente; se ciò non fosse accaduto la città avrebbe potuto continuare la sua vita lo stesso.
Al giorno d’oggi Eufilia si sta ricostruendo lentamente, ma con la speranza che la certezza del pilastro possa tornare.