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mani

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Dal momento che ieri il caro amico Marco è partito per l’America (destinazione Orlando – innamorato o furioso che sia, speriamo che se lo goda) per scrivere la sua tesi, mi è venuta voglia di pubblicare una poesia di Elisa Biagini dalla sua raccolta sua raccolta Uova (Arezzo, Editrice Zona, 1999). Dedicata a Marco e a tutti quelli che vanno a studiare oltreoceano.

Sono diventata altra
bevendomi l’oceano in un sorso,
per 8 ore di volo,
cambiandomi gli occhiali e l’orologio.
Ho scritto di me in altra lingua
e sognata doppiata
pesato in modo diverso, altre molecole
e la distanza non è mai la stessa
anche se conti.

ci è appena giunta una fotografia del nuovo segretario del pd: a quando pare si tratta di una mostruosa creatura bicefala:

Creatura bicefala alla guida del PD

Creatura bicefala alla guida del PD

Non ci resta che piangere? Quello che viene presentato come un ‘vero riformista’ in realtà è un esponente del partito dei gamberi.

…e adesso io per chi c4zz0 voterò?

Con il dovuto (?) ritardo, cercherò di farvi un resoconto della mia permanenza estiva in Siria. Mentre Elisa studiava come una matta, il sottoscritto faceva lo stesso per la tesi, prendendosi talvolta una pausa per guardarsi un telefilm o per mangiarsi le patatine (ehehehe…). Nelle settimane di pausa siamo andati un po’ in giro per la Siria, da soli o accompagnati da amici. Propongo qui per voi una sorta di diario (con quelle che sarebbe le date originali) del nostro soggiorno siriano, alcune riflessioni prese dalla moleskine e alcune foto.

Spero di fare cosa gradita e di riuscire, lentamente, a inserire il tutto.

Syria – Hama

Il 17 giugno arrivo a Damasco in tarda serata ed Elisa mi viene a prendere all’aeroporto. Dopo alcuni giorni passati nella grande e trafficata metropoli, decidiamo di partire per visitare un po’ la Siria. La nostra prima tappa è Hama!

Il 23 giugno prendiamo un pullman da Damasco e verso mezzogiorno arriviamo a Hama, che sulla guida viene presentato come una città rilassante e ottimo “campo-base” per le escursioni.

Caratteristiche della città sono le norie: si tratta di gigantesche ruote idrauliche che prendono l’acqua dall’Oronte e la fanno defluire in una serie di canali per l’irrigazione. Cigolano e scricchiolano come fa il legno bagnato e potremmo dire che ogni noria produce un suo “motivo” particolare, che ci ha accompagnato nella nostra passeggiata nei giardini sulle rive dell’Oronte.

Ecco a voi una noria!

Ecco a voi una noria!

Fra una cosa e l’altra, Elisa ed io abbiamo saltato il pranzo e quindi ci siamo sentiti liberi di andare in un ristorante un po’ fighetto: il Le Jardin. Abbiamo passato la serata a mangiare kibbeh, hummus e altro  godendoci una fantastica vista panoramica dell’Oronte, con una noria che faceva da colonna sonora assieme al richiamo alla preghiera del minareto della moschea Nur ad-Din; come elemento di disturbo si è presentato un gatto magrissimo (“consunto dalla malattia” direbbe il buon Roda, come quando parlava di Fosca) a elemosinare cibo, ottenuto non da noi, ma da due turisti anglofoni seduti al tavolo vicino.

Panorama dal ristorante: le norie, l'Oronte, la moschea Nur ad-Din

Panorama dal ristorante: le norie, l'Oronte, la moschea Nur ad-Din

Abbiamo dormito al Cairo Hotel, a due passi dal centro città, dove si erge la torre dell’orologio. Il caldo era davvero insopportabile e, nel dilemma tra accensione della ventola (che traballava pericolosamente) e l’apertura della finestra, ha vinto la seconda. Questo ha consentito a un simpatico Gregor (leggasi ‘scarafaggio‘, ‘bacarozzo’, ‘beetle’ o come cavolo lo chiamate voi – sì, ci siamo divertiti a chiamare ogni scarafaggio come il personaggio de La metamorfosi, usando, quando necessario, il plurale all’inglese con l’aggiunta della -s: Gregors), dicevo, questo ha consentito a un simpatico Gregor di entrare nella stanza, prendersi un tema per un tour sotto il letto e dietro al frigorifero e uscire indisturbato da dove era entrato.

Strade di Hama e la torre dell'orologio nel centro città.

Strade di Hama e la torre dell'orologio nel centro città.

Gli assordanti rumori cittadini e il caldo insopportabile non ci hanno praticamente fatto dormire. Alle 3,30 Elisa mi viene vicino dicendomi che non riesce a chiudere occhio per cinque minuti perché subito dopo si sveglia; la tranquillizzo dicendo che è così anche per me e che le cose miglioreranno di sicuro. Non faccio in tempo a finire la frase che dalla moschea si alza un inno alla Madonna che dura mezzora e che si esaurisce con la chiamata alla preghiera! Per fortuna siamo riusciti a dormire almeno altre 3 ore, finché non si è fatta mattina.

Ma il 24 giugno è un’altra storia: è stato il primo giorno di escursioni con Mahmud!

Campionesse Regionali

Domenica 24 Maggio le mie “bimbe” sono diventate campionesse regionali nella categoria Top Junior Femminile del CSI. Dopo il titolo provinciale, aggiungiamo il regionale.

Foto commemorativa e tanti complimenti!

http://eljerroz.files.wordpress.com/2009/05/dsc_0243_conscritta.jpg?w=400&h=266

Peter, Bjorn & John non è il nome di una band, ma il nome dei componenti che la formano. Sono 3 svedesi e questa canzone è presa dal loro album del 2006, Writer’s block. La canzone è bella, il video particolare (e circolare), il testo buono: “e la domanda è: ero più vivo di come sono ora? sono felice di dissentire; ora rido più spesso, ora piango più spesso, sono più me stesso.”

Altro? Enjoy it!

I remember when, when i first moved here,

a long time ago,
´cause i heard some song i used to hear back then,
a long time ago.
i remember when, even further back,
in another town,
´cause i saw something written i used to say back then,
hard to comprehend

and the question is, was i more alive
then than i am now?
i happily have to disagree;
i laugh more often now, i cry more often now,
i am more me.

but of cause some days, i just lie around
and hardly exist,
and can´t tell apart what i´m eating
from my hand or my wrist.
´cause flesh is flesh, flesh as flesh as flesh,
the difference is thin.
but life has a certian ability or breating new
life into me,
so i breathe it in.
it says here we are, and we all are here,
and you still can make sense,
if you just show up and present an honest face,
instead of that grin.

and the other day, this new friend of mine
said something to me
“just because something starts differently,
doesn´t mean it´s worth less.”
and i soaked it in, how i soaked it in,
how i soaked it in
and just as to prove how right he was,
then you came.
so i´m gonna give, yes i´m gonna give,
i´m gonna give you a try,
so i´m gonna give, yes i´m gonna give,
i´m gonna give you a try

straniero

ieri leggevo un piccolo saggio e mi imbatto in questa frase:

Tanto più le comunità umane sono omogenee, compatte, chiuse in sé, consapevoli della propria identità specifica, tanto più respingono gli stranieri confinandoli nella loro diversità e accentuandone i tratti differenzianti.

e mi sono detto: “qui non si parla mica di noi” . stavo già per sbottare, ma l’occhio è stato più veloce e ha continuato a leggere:

Ma anche: tanto più le comunità umane si sentono deboli e indifese e minacciate nella propria sicurezza e identità, tanto più le figura degli stranieri vengono caricate di valori negativi, caratterizzate attraverso tratti culturali semplificatori e rigidi, trasformate in stereotipi

notare la differenza fra verbo essere e verbo sentire.

e ancora: tratti culturali semplificatori, stereotipi -  mi è venuto in mente calderoli e il maiale (no, non è una endiadi).

Comunque il saggio è questo: REMO CESERANI, Lo straniero, Laterza, Roma-Bari, 1998

Questa poesia è tratta dalla raccolta “Il primato della fioritura”, che nell’edizione italiana di Crocetti ha l’introduzione, udite udite, di Peter Handke.

Senza nome lasciai le immagini, si staccarono
fiori, nuotavano ninfee,
recise dal verde, lo stagno
catturò gli occhi, il sepolcro scintillante
concesse di svegliare il silenzio,
si tese in avanti, di vetta in vetta,
io spalancai le finestre e ti chiesi
di andare, e la selvaggina si rifugiò
oltre collina. Quando tornasti ad essere
l’immagine, ti desiderai
e il desiderio trovò una parola
per il suo ritorno. Timida e umida
la mano sfiorò la tua assenza.

toilette pubblico

l’allegra rimpatriata dei pinguini volanti purtroppo non si è svolta da pollacci, ma alle rosse.

oltre ai domokun rosa è apparso un nuovo mostro: il wc pubblico! e una marmotta barbuta esce dalla sua tazza!

dsc_0047

se la foto è un po’  “bruciata” è per via di fefed che ha scattato la foto senza controllare l’iso..

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